Nel panorama vitivinicolo piemontese, nazionale ed estero, l'importanza del Consorzio di Tutela dei Vini d'Asti e del Monferrato è proporzionale a quella del territorio che esso rappresenta e degli 11 vini doc ivi realizzati.
La sua attività interessa infatti un'area produttiva di tradizione secolare e di rinomata eccellenza, associando al momento attuale ben 127 aziende in rappresentanza di tutte le componenti della filiera: aziende agricole, vinicole, vitivinicole, cantine sociali, imbottigliatori.
Gli 11 vini doc tutelati dal Consorzio sono le storiche Barbera d'Asti e Barbera del Monferrato (le prime ad aver ottenuto la doc nel 1970), la Freisa d'Asti, il Dolcetto d'Asti, il Ruchè di Castagnole Monferrato, l'Albugnano, il Cortese dell'Alto Monferrato, la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, il Loazzolo, il Monferrato e il Piemonte.
Per ciascuna delle 11 doc il Consorzio rappresenta oltre il 40% della superficie vitata e oltre il 60% della produzione vinicola.
In seguito al riconoscimento ministeriale e successivo decreto del 24 febbraio 2005, il Consorzio costituisce per le 11 doc l'unico organismo collettivo ufficiale di gestione e coordinamento, aperto a tutti gli utilizzatori delle stesse, ed è chiamato a svolgere ogni possibile funzione di "tutela, valorizzazione e cura dei relativi interessi".
Secondo lo Statuto attualmente in vigore, le finalità e i compiti del Consorzio consistono in: tutela dell'immagine; promozione e miglioramento della viticoltura, con diffusione dei vitigni adatti nei terreni a più spiccata vocazione e consulenza ai viticoltori; miglioramento della qualità dei vini con assistenza tecnica ai consorziati; controllo su origine, caratteristiche, qualità e confezionamento dei vini; iniziative in campo viticolo ed enologico per l'incremento della produzione e del commercio; accertamento annuale della produzione, previsioni, indagini di mercato sui consumi finalizzate a programmare la produzione di uva; vigilanza sull'utilizzo del nome dei vini e costituzione in parte civile in caso di sofisticazione o frode; informazione e assistenza ai consorziati riguardo all'adempimento delle norme legislative e regolamentari in vigore; valorizzazione e diffusione della conoscenza dei vini in Italia e all'estero; gestione e revisione dei disciplinari; collaborazione con le autorità preposte alla verifica del rispetto delle leggi e dei disciplinari; promozione di accordi e collaborazione con altri operatori economici, enti, organismi di settore e di filiera, istituzioni.
Giovanni Chiarle, presidente neoeletto, ha tracciato fin dall'inizio del suo mandato le linee direttive per il futuro del Consorzio, il quale - ricordando il lavoro di generazioni di contadini sulle nostre colline e la passione di lavorare l'uva con sapienza - deve oggi "far valere questa preziosa eredità ed affrontare con grinta i fenomeni di moda, la cui storia vinicola non può essere paragonata a quella piemontese".
Sempre secondo Chiarle questo potrà avvenire grazie al coinvolgimento di tutto il territorio, al confronto sereno e costruttivo, alla collaborazione di tutti gli associati, ad un programma unitario di valorizzazione dei vini da attuare insieme agli enti e alle istituzioni del settore.
![]() |
![]() |