Dal secondo ottocento ad oggi

Nella seconda metà dell'Ottocento, l'avvento del treno e la realizzazione di nuove strade, unitamente al venir meno delle esigenze di difesa, portarono al progressivo spostamento della popolazione dalle sommità ai fondovalle, nei pressi delle stazioni e delle strade, con la nascita di nuovi borghi e l'ampliamento verso il basso di quelli già esistenti.
Alla fine del secolo ebbe inizio il vero e proprio abbandono della collina, causato sia dall'incremento demografico e conseguente scarsità di terra coltivabile, sia dal grave flagello della fillossera che colpì gravemente tutta la viticoltura italiana. Molti monferrini andarono a lavorare nelle industrie cittadine o emigrarono in Australia o Sud America.
Oggi la meccanizzazione di alcune delle operazioni colturali porta ad un'agricoltura più estensiva, con minore uso di manodopera e abbandono delle superfici troppo ripide, difficilmente coltivabili con la scarsità di manodopera attuale. Dalla coltura promiscua si passa alla specializzazione. Nei fondovalle ai prati per il bestiame si stanno sostituendo i pioppeti da cellulosa, e ai cereali tradizionali, come grano e mais, la soia e il girasole. I piccoli appezzamenti, con un lento processo, si stanno accorpando in più grandi e negli impianti viticoli è avvenuta una profonda innovazione con l'uso dei pali in cemento, fili di ferro o acciaio, materiali sintetici per le legature. La specializzazione viticola ha favorito la ricomposizione fondiaria nelle zone più favorite dalla doc: il vigneto di Asti e del Monferrato appare così fortemente originale per la relativa omogeneità del suo ambiente naturale e socio-economico.