Un convegno sulla malattia della vite: servono ricerca e investimenti

Per contrastare il Mal dell’Esca, malattia fungina della vite che attacca il sistema linfatico del legno portando alla morte la pianta, occorrono interventi continui di investimento, ricerca e sperimentazioni. La patologia determina, oltre che un danno in termini naturali, anche una serie di rilevanti implicazioni economiche, sulle quali il mondo enologico, quello scientifico e quello imprenditoriale devono cominciare a ragionare in sinergia.

Tutto questo è stato oggetto di discussione questa mattina  (venerdì 7 febbraio), al castello di Costigliole d’Asti, in occasione della tavola rotonda intitolata “Mal dell’Esca: sfida del domani”, organizzata dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. Un convegno tecnico al quale hanno partecipato come relatori Mario Fregoni (Titolare della cattedra di Viticoltura all’Università Sacro Cuore di Piacenza, Presidente onorario dei Oiv, Organisation Internationale de la Vigne e du Vin), Paolo Viglione (responsabile di Sagea, azienda che si occupa prove sperimentali in agricoltura), Albino Morando (autore di oltre 160 pubblicazioni tecnico-scientifiche e ideatore, dal 1996, dell’agenda del viticultore “Vitenda”), Salvatore Giacoppo (tecnico viticolo che ha svolto numerose consulenze in collaborazione con il mondo scientifico,universitario e imprenditoriale).

Sintomo più comune del Mal dell’Esca è la cosiddetta “tigratura” delle foglie, striatura visibile che tuttavia non è sufficiente per certificare la patologia. È piuttosto il fusto della pianta che attesta la malattia: le spore dei moltissimi funghi identificati che causano il Mal dell’Esca tendono a depositarsi sulle ferite aperte, ossia in corrispondenza dei tagli conseguenti per esempio alla potatura, alla cimatura o alla grandine, nutrendosi della membrana cellulare.

« Oggi in Italia sono più di un milione ogni anno le piante che hanno contratto la patologia andando a morte sicura, ma non esistono rimedi predefiniti che garantiscano la guarigione. Le necessità sono quelle di cominciare a insistere nei tentativi e nella ricerca più sofisticata – spiega Mario Fregoni A cominciare dalla diagnostica del legno che si usa nei vivai; ma anche una diagnostica in campo, che consenta di individuare le cosiddette tillosi, cioè le condizioni della pianta che ostruiscono il trasporto ascendente e discendente della linfa».

«Le nostre operazioni in materia di trattamento per mezzo di agrofarmaci – spiega Paolo Viglionedimostrano che essi devono essere applicati durante il periodo invernale in modo che possano proteggere preventivamente le ferite della potatura. Il mal dell’esca va gestito in armonia con la gestione complessiva del vigneto: ecco perché la difesa dei tagli di potatura rappresenta un tassello imprescindibile, senza dimenticare l’efficacia dei più tradizionali formulati a base di rame».

«Un punto molto importante, sul quale abbiamo ancora molti dubbi, è sicuramente rappresentato dalla sostituzione delle fallanze – dichiara Albino MorandoPiù in generale, abbiamo ancora dubbi irrisolti: sarebbe opportuno trovare promotori che collaborino per organizzare delle sperimentazioni diffuse e per dare risposte concrete ai viticoltori».

«In alcuni vigneti, anche se non è una soluzione risolutiva, è possibile recuperare le piante colpite da Mal dell’Esca effettuando un’eliminazione il più estesa possibile della vegetazione, dalla parte aerea compresa di ceppo fino a pochi centimetri dall’innesto, per poi riallevare il pollone e riformare il ceppo e la pianta – spiega Salvatore Giacoppo Questa pratica può consentire di ritornare a una piena produzione in breve periodo. Questa valutazione è il risultato di un controllo in campo, orientata a definire una strategia che non era mai stata gestita in modo organico».

Interviene anche l’ingegnere Giancarlo Spezia, imprenditore e docente di Meccanizzazione Viticola: «In viticoltura la meccanizzazione ha spesso introdotto grandi benefici, ma talvolta conduce a standard qualitativi non auspicabili. Quando una macchina apre ferite nette o grandi, per esempio, le conseguenze possono essere gravi. Occorre dunque ragionare in modo trasversale, da un punto di vista tecnico, agricolo, economico e industriale».

«Continuiamo a supportare iniziative di questo tipo per incoraggiare la ricerca in viticoltura – dichiara Filippo Mobrici, Presidente Consorzio Barbera d’Asti e Vini del MonferratoLa tavola rotonda di questa mattina, impreziosita dalla presenza di relatori di massima caratura, è un modo per ravvivare l’attenzione su una questione di nodale importanza per tutto il nostro comparto. In questo senso è necessario stimolare un ragionamento sinergico che coinvolga in qualche modo anche le istituzioni, a cominciare dalla questione del reperimento di fondi destinati alla ricerca».


Parte il corso Wine Export Manager dedicato agli operatori dei mercati esteri

Il futuro del vino italiano si gioca anche sulle capacità degli operatori di affrontare e vincere le sfide dei mercati internazionali. Nasce con questo obiettivo, quello di fornire aggiornamento e competenze intorno allo sviluppo e alle proiezioni dei mercati esteri, il secondo corso di formazione gratuito Wine Export Manager, dedicato a quei lavoratori classificati nella categoria delle attività economiche contrassegnata da codice ATECO 01 (coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali, caccia e servizi connessi).

Organizzato e promosso congiuntamente dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato e dall’Agenzia di Formazione Professionale Colline Astigiane di Agliano Terme, il corso raggiunge la seconda edizione dopo quella del 2018 che ha registrato la partecipazione di esponenti e relatori di massima caratura come Stevie Kim (Managing Director di Vinitaly International e fra i più influenti e autorevoli professionisti del settore) e Janna Rijpma Meppelink (giornalista, consulente enologica e autrice di numerose pubblicazioni, considerata fra i massimi esperti del mercato olandese del vino).

Il corso Wine Export Manager partirà mercoledì 12 febbraio 2020 e si svolgerà proprio nella sede di Agliano Terme dell’Afp Colline Astigiane (Regione San Rocco, 74). Un totale di 120 ore, con lezioni di 4 ore ogni mercoledì in orario pomeridiano e preserale; ma anche seminari, per un totale di 8 ore complessive. I temi trattati, che rappresenteranno il contenuto delle lezioni tenute da professionisti del settore, riguardano le questioni di maggiore importanza: analisi, tendenze e trend dei mercati internazionali; focus sui mercati Ue e extra Ue; marketing del vino; strategie di comunicazione; comunicazione e marketing; social media e comunicazione 2.0; strategie promozionali e tecniche commerciali di vendita; aspetti bancari connessi con la vendita all’estero.

«Organizzare iniziative di questo genere non è, in senso stretto, compito del Consorzio. Ma rientra a pieno titolo nella nostra sensibilità e nella nostra convinzione il fatto che il futuro dei nostri vini passi attraverso l’export e la formazione degli operatori – spiega Filippo Mobrici, Presidente Consorzio Barbera d’Asti e Vini del MonferratoLa nostra collaborazione con l’Agenzia di Formazione Professionale Colline Astigiane di Agliano Terme evidenzia anche questa volta una visione comune. Occorre sollecitare le aziende a guardare all’estero con competenza e preparazione, dove le proiezioni di mercato registrano oggi grandi potenzialità di futuro e crescita».

«Poter realizzare la seconda edizione di questo percorso formativo di altissimo livello nella nostra struttura immersa nei paesaggi vitivinicoli patrimonio Unesco – conclude Annalisa Conti, Presidente dell’AFP Colline Astigiane di Agliano Terme – è motivo di orgoglio e in linea con la mission della scuola: formare eccellenze nel mondo del lavoro e rispondere alle continue esigenze del territorio. Da sottolineare l’importante sinergia con il promotore di questa iniziativa il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, e del suo Presidente al quale rivolgo il mio ringraziamento».


Approvata il 30 gennaio 2020 la modifica del disciplinare: possibilità di certificare la tipologia Riserva

Il Ruché di Castagnole Monferrato Docg taglia un altro traguardo importante e lascia intendere un grande futuro. arrivato a un passo dal milione di bottiglie, soglia che ascrive una denominazione al novero delle grandi produzioni, è ufficiale la modifica che introduce la tipologia Riserva nel testo del disciplinare. Una conquista che arriva al termine di un percorso approvato nel dicembre 2018 dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, istituzione che tutela la denominazione nella sua interezza.

Il Ruché di Castagnole Monferrato Docg Riserva apre nuovi e stimolanti scenari. Per un vino abitualmente considerato di pronta beva e destinato al consumo da giovane, la possibilità di maturare con 24 mesi di invecchiamento, dei quali almeno 12 passati in botte di legno, rappresenta certamente un potenziale ricco di suggestioni. Gli studi per ottenere questi risultati proseguono da anni, quando nel 2001 sperimentazioni e ricerche scientifiche hanno cominciato a avvalorare questa ipotesi di evoluzione. Tutto questo incornicia la parabola crescente del Ruché, che negli ultimi dieci anni ha quasi triplicato gli ettari di superficie rivendicata (da 60 ha del 2008 ai 158 ha del 2019) e, nella vendemmia 2019 rispetto a quella precedente, incrementato l’imbottigliato dell’11%.

Numeri e percentuali che sottolineano come la denominazione abbia ottenuto nel tempo gradimenti crescenti su scala nazionale e internazionale, con picchi di rilievo in Usa, Svizzera, Olanda, Germania, Giappone e Sud America. Questa nuova opportunità di consumo consente inoltre di guardare con rinnovato interesse a quei mercati come Stati Uniti e Canada dove i vini complessi registrano oggi molti favori da parte di pubblico e operatori. Un trend delle vendite complessivo in sensibile crescita che per il prossimo futuro lascia dunque aperta una possibilità: quella di individuare nel Ruché Riserva una nuova, preziosa risorsa economica e vinicola.

«Un giusto riconoscimento per il lavoro svolto in questi anni – dichiara Filippo Mobrici, Presidente Consorzio Barbera d’Asti e Vini del MonferratoLa tradizione di un vino come il Ruché è stata preservata con pazienza e dedizione fino all’ottenimento della Docg, incontrando il favore di esperti e consumatori e crescendo sensibilmente in qualità e numero di bottiglie. La definizione della tipologia Riserva è il coronamento di un percorso di maturità. Da questa nuova e interessante declinazione partono incoraggianti scommesse per il futuro di tutta la denominazione».

«Il riconoscimento ufficiale della tipologia Ruché Riserva è il punto di arrivo di un percorso di crescita costante, in termini qualitativi e quantitativi, che sottolinea le caratteristiche enologiche e organolettiche della denominazione – commenta Luca Ferraris, Presidente Associazione Produttori Ruché – Il Ruché, da sempre considerato un vino da consumarsi giovane, guadagna in questo modo nuovi spazi e nuovi orizzonti, conquistando una posizione di rilievo anche tra i vini da invecchiamento».


Al principale evento enoico autunnale la Barbera d’Asti e i vini del Monferrato mietono consensi tra gli operatori e la stampa di settore.

A Merano per raccontare il Monferrato e i suoi vini, per comunicare risorse e prodotti di un territorio unico al mondo. Questo il messaggio lanciato dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato in merito alla partecipazione al Merano Wine Festival, manifestazione di ricaduta mondiale dedicata alle eccellenze di tutto il comparto enogastronomico.

Cinque giorni, da venerdì 8 a martedì 12 novembre, durante i quali centinaia di cantine e artigiani del gusto hanno dato vita a un vero e proprio think-tank che ha coinvolto operatori, opinion leader, professionisti e consumatori. Un contesto nel quale non poteva mancare il Consorzio, che con le sue 13 denominazioni tutelate (3 Docg e 10 Doc) incarna la parte unitaria e organizzativa di tutto il Monferrato del vino.

Una presenza che testimonia la volontà di rappresentare e comunicare tutto il territorio in termini di qualità e immagine. Il Consorzio è stato infatti primo attore di alcuni importanti momenti in programma, a cominciare dal banco di assaggio dei Vini Buoni d’Italia con le Docg Barbera d’Asti, Nizza, Ruchè di Castagnole Monferrato e le Doc Albugnano, Dolcetto d’Asti, Freisa d’Asti, Grignolino d’Asti, Piemonte Albarossa e Terre Alfieri.

Nel calendario del Merano Wine Festival, il territorio piemontese è stato protagonista al momento di confronto fra giovani produttori vinicoli provenienti dal Monferrato e dalla Sardegna, organizzato negli spazi destinati al progetto Let’s Talk di Nuoro: una sinergia strategica che ha messo in contatto due regioni anche attraverso una degustazione di Barbera d’Asti e Cannonau. Importante la masterclass su Barbera d’Asti e Barbera d’Asti Superiore, degustazione in abbinamento ad alcuni piatti tipici del territorio preparati dagli chef Gino Minacapilli e Roberto Ottone. Una formula, quella basata sull’abbinamento cibo-vino, replicata anche per le altre etichette promozionate dal Consorzio. Focus particolare dedicato ai vini rosati, con una degustazione di etichette ottenute da uve autoctone, le quali rappresentano un prezioso valore aggiunto in ogni loro espressione.

 «Una manifestazione di massimo livello e grande eleganza che raduna il gotha del mondo del vino – dice Filippo Mobrici, Presidente Consorzio Barbera d’Asti e Vini del MonferratoEssere stati tra i protagonisti del Merano Wine Festival significa per noi consacrare un percorso che dura da anni, orientato a valorizzare e promuovere il Monferrato e i suoi vini. Per la prima volta la Barbera d’Asti è andata sulle tavole della cena di gala del festival, mentre le nostre etichette hanno registrato apprezzamenti importanti e trasversali, tanto dagli appassionati quanto dagli operatori qualificati, gratificando il nostro lavoro e portandoci a guardare avanti con fiducia».


Minore quantità e maggiore qualità, questi i tratti distintivi della raccolta sulle colline del Monferrato.

Uve sane e mature quelle raccolte durante la vendemmia, che lasciano intravedere un grande potenziale evolutivo per la Barbera d’Asti Docg 2019.
A fronte di una sostanziale riduzione della produzione (-15% circa) l’uva raccolta su tutto il territorio della Denominazione è caratterizzata da invidiabili parametri analitici. Un’estate non particolarmente torrida e siccitosa ha favorito poi la corretta maturazione tecnologica e fenologica, a tutto beneficio del corpo e del profilo organolettico della futura Barbera d’Asti.
L’attesa è dunque iniziata. A partire dal prossimo anno milioni di wine lovers italiani ed internazionali potranno degustare una Barbera d’Asti che si annuncia ricca, strutturata e dotata di un grande equilibrio e nerbo acido. Sono questi i tratti distintivi della Barbera d’Asti, gustosa se bevuta giovane, ma al contempo complessa se lasciata affinare, alla pari dei più grandi vini internazionali.
La grande duttilità di questo vitigno rende possibili tante interpretazioni enologiche tra loro diverse, che dal Piemonte Doc Barbera giungono fino al Nizza Docg, passando per la Barbera d’Asti Docg, punto di equilibrio tra bevibilità e struttura.
“Siamo quasi giunti al termine di una vendemmia contraddistinta dalla qualità. Grazie ad un andamento climatico favorevole e al costante impegno dei nostri viticoltori in vigna, le uve oggi raccolte si presentano sane e perfettamente mature” dichiara Filippo Mobrici, Presidente del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato. “Un plauso va senza dubbio ai nostri viticoltori, il cui costante impegno in vigna ha senza dubbio contribuito ad accrescere la qualità della Barbera d’Asti, ormai entrata a pieno titolo nell’olimpo dei grandi vini italiani”.

Il 15 settembre AISLA, l’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, celebrerà in 150 piazze di tutta Italia la XII Giornata nazionale sulla SLA: 300 volontari, con 15.000 di bottiglie di vino Barbera d’Asti DOCG raccoglieranno fondi per l’assistenza delle persone colpite dalla malattia. 

Nella notte tra il 14 e il 15 settembre molti monumenti italiani saranno illuminati di verde, il colore di AISLA.

150 piazze, 300 volontari e 15.000 di bottiglie di vino Barbera d’Asti DOCG per raccogliere fondi a favore dell’assistenza delle oltre 6.000 persone con SLA in Italia: è la Giornata Nazionale sulla SLA, #GN19, promossa da AISLA, Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, domenica 15 settembre.

L’iniziativa nelle 150 piazze italiane si chiama “Un contributo versato con gusto”: con un’offerta di 10€ sarà infatti possibile ricevere una delle 15.000 bottiglie di vino Barbera d’Asti DOCG, disponibili grazie al sostegno di Regione Piemonte, del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato, della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e dell’Unione Industriale della Provincia di Asti e di DMO Piemonte Marketing.

Per il secondo anno, Fondazione Mediolanum Onlus sarà al fianco di AISLA per sostenere “Baobab”, il progetto dell’associazione, avviato nel 2018 e dedicato ai figli piccoli e adolescenti di persone con SLA, finalizzato a indagare l’impatto psicologico della malattia sui più piccoli e ad aiutarli con percorsi di psicoterapia.

Inoltre, grazie al patrocinio di ANCI, Associazione Italiana Comuni Italiani, nella notte tra sabato 14 e domenica 15 settembre decine di monumenti italiani, si illumineranno di luce verde, il colore di AISLA. L’elenco delle piazze protagoniste della Giornata Nazionale sulla SLA e dei Comuni con i monumenti illuminati è consultabile sul sito https://www.aisla.it/xii-giornata-nazionale/ e sarà costantemente aggiornato. Nel 2018 oltre cento città hanno illuminato di verde i loro monumenti: tra questi il Tempio di Atena a Paestum, la Reggia di Caserta, la fontana di Piazza De Ferrari a Genova, la Loggia dei Lanzi a Firenze,…

Massimo Mauro, presidente di AISLA, osserva: “Vogliamo gettare luce sulla SLA, scendere nelle strade e nelle piazze per farla conoscere, cercare il sostegno della gente e aiutare le persone che ne sono colpite. Grazie alla Giornata Nazionale abbiamo potuto sostenere negli anni tante famiglie italiane e la ricerca scientifica su questa patologia che rappresenta la prima speranza per vincere la sfida più grande: la scoperta di una cura”

La raccolta fondi

I fondi raccolti saranno utilizzati da AISLA, presente sul territorio italiano con 64 rappresentanze territoriali e 300 volontari in 19 regioni, per sostenere l’Operazione Sollievo, progetto che consiste nell’aiutare gratuitamente i malati di SLA con aiuti concreti come contributi economici per le famiglie in difficoltà che hanno bisogno di un’assistente famigliare e di strumenti per l’assistenza (letti speciali, comunicatori) e consulenze psicologiche legali e fiscali.

Con l’Operazione Sollievo, avviata nel 2013, AISLA ha destinato oltre 650.000 euro raccolti grazie alle donazioni della Giornata Nazionale e grazie ai quali è stato possibile aiutare circa 400 persone, attraverso aiuti economici e consulenze gratuite. Inoltre AISLA ha sostenuto lidi attrezzati per ospitare le persone con SLA in Emilia Romagna, Toscana, Liguria, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia, che hanno consentito a più di 1.000 famiglie di potersi godere le vacanze al mare.

 Fondazione Mediolanum e il progetto Baobab

Anche quest’anno Fondazione Mediolanum Onlus sosterrà il progetto “Baobab” di AISLA che per la prima volta al mondo sta indagando, attraverso uno studio scientifico, difficoltà, stati d’animo, paure ed emozioni di bambini e adolescenti, figli di persone con SLA, con l’obiettivo di aiutarli con percorsi di psicoterapia.

Fondazione Mediolanum Onlus, dopo aver reso possibile l’avvio del progetto con 100.000 euro nel 2018, lo sosterrà anche quest’anno con una somma pari a quella che AISLA raccoglierà nelle piazze, fino a un massimo di 100.000 euro.

Lo studio scientifico, che sta coinvolgendo 46 bambini e adolescenti, è portato avanti dal GIP-SLA, il Gruppo Italiano Psicologia SLA che si è costituito nel 2012 all’interno di AISLA, in collaborazione con i professori della Scuola di Psicologia dell’Università di Padova.

 


Il Consorzio Barbera d’Asti è partner della prestigiosa guida in occasione delle degustazioni in cui si eleggono le eccellenze enologiche italiane.

Nella splendida cittadina di Orosei (NU) il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato lega il suo nome a quello della Guida Vini Buoni d’Italia, edita dal Touring Club Italia. Un sodalizio che nasce dall’attenzione che la guida pone nei confronti delle produzioni autoctone come la Barbera, il Ruchè di Castagnole Monferrato, la Freisa e il Grignolino, vitigni alla base delle denominazioni tutelate dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato.

Oltre alla sua presenza su tutto il materiale promozionale legato all’iniziativa organizzata dalla CCIAA di Nuoro, il Consorzio si è assicurato uno spazio esclusivo durante il Grand Tasting del 28 luglio, un evento rivolto al pubblico che permetterà di attraversare l’intera penisola, scoprendo le migliori produzioni autoctone d’Italia. Qui il Consorzio gestirà un’enoteca, con cui far conoscere il proprio territorio e degustare i suoi vini.

La partnership continuerà poi durante la 28° edizione del Merano Wine Festival (8-12 novembre), la più importante rassegna enologica autunnale in Italia. All’interno dell’Open Space allestito dalla CCIAA di Nuoro davanti all’ingresso principale del Kurhaus, il Consorzio avrà la possibilità di promuovere le denominazioni tutelate, coinvolgendo i tanti operatori e giornalisti attesi da tutta Europa. Sarà questa la sede dove si terrà la B’Week19, evento che dal 29 novembre al 01 dicembre trasformerà Nuoro in un grande banco di degustazione ed approfondimento dedicato ai wine lover.

Anche qui il Consorzio Barbera d’Asti sarà presente con i propri vini, per continuare quel percorso di sensibilizzazione del pubblico sardo, fiero e genuino come tutti i vini del Monferrato. Durante l’evento si svolgerà anche il seminario ‘Barbera: quando l’unione è la vera forza’ dove il Presidente del Consorzio, Filippo Mobrici, illustrerà i tratti distintivi della Denominazione astigiana.

Inoltre, sempre attento al proprio territorio, il Consorzio sarà presente a Ricaldone dal 26 al 28 luglio, per la 25°edizione de ’L’Isola in Collina’, iniziativa che lega musica ed enogastronomia di qualità. All’interno di una grande enoteca, gli ospiti potranno degustare la Barbera d’Asti e le altre grandi Denominazioni dell’astigiano, in una serata improntata alla qualità tout-court.

Da sempre la guida Vini Buoni d’Italia rappresenta il punto di riferimento per chi, come noi, fa del proprio legame con il territorio d’origine un motivo di vanto – dichiara Filippo Mobrici, Presidente del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato-. Per questo abbiamo accolto il loro invito ad essere presenti in occasione delle finali nazionali, articolando un programma che assieme alla CCIAA di Nuoro ci porterà anche ad essere presenti al Merano Wine Festival. Momenti importanti, che assieme alle tante iniziative locali che sosteniamo, sono finalizzati a divulgare la nuova identità della Barbera d’Asti, i cui capisaldi sono rappresentati da concetti quali longevità e versatilità”.


Autorevoli firme del giornalismo europeo apprendono i segreti della Barbera d’Asti dal prestigioso inviato di Jancis Robinson

Costigliole d’Asti, 26 giugno – Si è appena concluso “Discovering Monferrato wine treasures”, educational tour organizzato dal Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato e rivolto ad un selezionato panel di giornalisti provenienti da Danimarca, Svezia, Olanda, Polonia, Finlandia ed UK.

L’iniziativa si colloca all’interno del cartellone di eventi programmato per celebrare il decimo anniversario del riconoscimento della Docg e rivolto ai mercati esteri di riferimento del vino simbolo del Monferrato. A fronte di una quota export pari a circa la metà del prodotto imbottigliato, lo sforzo del Consorzio è quello di affermare la longevità della Barbera d’Asti, vino spesso associato esclusivamente ad un consumo giovane. La qualità degli attuali processi agronomici ed enologici unita al nerbo acido che la contraddistingue, rendono invece la Barbera d’Asti un vino capace di invecchiare sapientemente, alla pari delle più importanti Denominazioni italiane.

Sotto l’attenta guida del Consorzio, i rappresentanti di riviste quali Fyens, Livets Goda, Perswijn, Viini e Wino hanno partecipato a due seminari dedicati alla Barbera d’Asti ed al Nizza, il cui recente riconoscimento ufficiale da parte della Comunità Europea ha portato a 17 le Docg in Piemonte, di cui ben tre tutelate dal Consorzio astigiano (Barbera d’Asti, Nizza e Ruchè di Castagnole Monferrato). A guidarli Walter Speller, Italian Editor di jancisrobinson.com e profondo conoscitore del vino piemontese.

Ad arricchire il programma delle selezionate visite aziendali, che hanno consentito agli ospiti di calarsi appieno nel Monferrato, vivendone non soltanto le singole realtà produttive ma anche l’intero paesaggio, in cui la vite domina i fianchi meglio esposti delle colline. Alle prestigiose cene il compito di mostrare la grande versatilità della Barbera d’Asti, da più parti definita “the ultimate food wine”, per la sua capacità di abbinarsi tanto ai piatti della tradizione piemontese quanto ad esperienze culinarie alternative, tra cui sicuramente spiccano quelle europee.

Continua la promozione con i paesi europei, mercati cruciali per le Denominazioni da noi tutelate – dichiara Filippo Mobrici, Presidente del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato -. Siamo certi che la presenza di autorevoli rappresentanti della stampa sia fondamentale, per offrire ai wine lover di questi paesi un racconto capace di descrivere la bellezza del Monferrato e la qualità dei nostri vini”.


Via libera dal Mipaaft alla Unità Geografica Aggiuntiva “Marengo” ed a nuove tipologie con indicazione di vitigno.

Il Comitato Nazionale Vini Dop Igp ha accolto le modifiche al Disciplinare di produzione del Piemonte Doc proposte dal Consorzio della Barbera d’Asti. La principale novità riguarda l’introduzione della Unità Geografica Aggiuntiva Marengo’ sulle tipologie Cortese frizzante e Cortese spumante.

Tale menzione prende origine dall’area riconducibile al Dipartimento Marengo, vasto ed omogeneo comprensorio collinare del Piemonte meridionale, organizzato attorno all’omonima cittadina. Creato agli inizi del XIX secolo, esso fu una provincia del Primo Impero francese, creato, alla pari degli altri dipartimenti francesi in Italia, in seguito all’annessione della Repubblica Subalpina. Celebre è la battaglia che si svolse nelle sue pianure, durante cui le truppe napoleoniche sconfissero l’esercito austriaco.

Il Comitato ha inoltre riconosciuto le seguenti tipologie Viognier, Pinot Grigio, Riesling, Cabernet, Cabernet Franc, a cui si aggiungono il Bussanello e Croatina. Queste ultime due traggono origine da vitigni autoctoni. Il primo fu ottenuto alla fine degli anni Trenta dal Prof. Dalmasso grazie all’incrocio tra Riesling italico e Furmint, e dà origine a vini con buona struttura ed acidità, che presentano aromi floreali e fruttati fini ma al contempo intensi. Dalla Croatina, largamente diffusa nella regione e base enologica del Cisterna Doc, si ottengono vini con ottime caratteristiche organolettiche, piacevoli, adatti anche ad un consumo più quotidiano.

A sua volta il Cortese trova spazio nelle colline del Piemonte meridionale, con particolare riferimento alla provincia di Alessandria. Spesso vinificato fermo, è possibile trovarlo anche in versione frizzante o spumante, ottenute grazie al metodo Martinotti. Ampiamente utilizzato per la produzione di vini spumanti, questo metodo, che prevede l’uso di un’autoclave per la seconda fermentazione, fu inventato nel 1895 secolo presso l’istituto sperimentale di Asti.

A questo si aggiunge anche la facoltà di indicare il doppio vitigno su tutte le varietà già presenti nel Disciplinare alla data di approvazione, nonché la tipologia Albarossa Spumante Rosato.

Un insieme di modifiche che arricchiscono ancor di più la Denominazione Piemonte, nata nel 1994 per tutelare il nome di una delle più importanti regioni vitivinicole italiane. Con essa l’intera filiera piemontese decise di sottrarre un così importante nome al sistema dei vini con Indicazione Geografica, collegandolo invece al complesso delle Denominazioni di Origine.“Siamo soddisfatti che il Comitato Nazionale Vini Dop Igp abbia accolto le nostre richieste – dichiara Filippo Mobrici, Presidente del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato –. Eravamo certi che le peculiari caratteristiche del Cortese vinificato nelle colline attorno a Marengo fossero tali da poter essere riconosciute da una Unità Geografica Aggiuntiva. Questo peraltro rappresenta solo il primo passo verso un futuro utilizzo in etichetta del solo nome Marengo, a tutto beneficio di quel marketing territoriale a cui nessun vino può rinunciare, specialmente se, come è il caso del Cortese, ti rivolgi ai mercati internazionali. Il nostro auspicio – conclude Mobrici – è che la produzione di Marengo cresca fino a raggiungere il suo vero potenziale, che noi stimiamo in circa 3 milioni di bottiglie


IL CONSORZIO BARBERA D’ASTI E VINI DEL MONFERRATO LANCIA UN PROGETTO PER LA REALIZZAZIONE DI DOCUMENTARI SUI VINI ECCELLENTI DEL TERRITORIO E I LORO PAESAGGI AFFIDATO A VIDEOMAKER INTERNAZIONALI IN SINERGIA CON ASSOPIEMONTE DOP E IGP NELL’AMBITO DEL PROGRAMMA EUROPEO DI E4QUALITY.

Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, da sempre impegnato nella promozione all’estero dei grandi vini e dei paesaggi vitivinicoli del Monferrato, patrimonio Unesco, ha lavorato negli ultimi mesi a un nuovo ambizioso progetto che vedrà arrivare in Monferrato e nelle montagne d’origine dei formaggi Dop piemontesi dal 28 al 31 di maggio oltre 20 giovani videomaker provenienti da Svezia, Danimarca, Germania e Italia.

Il progetto è reso possibile grazie alla collaborazione del Consorzio con alcune delle più prestigiose scuole di cinema a livello europeo e con giovani videomaker e youtuber emergenti selezionati per l’occasione.

“L’idea di partenza era semplice,” commenta il Presidente del Consorzio Filippo Mobrici, “normalmente per promuovere i nostri grandi vini e i loro territori, realizziamo video promozionali in Italia con la speranza che questi vengano poi visionati in rete da un pubblico straniero. Ma questa volta ci siamo chiesti: e se a realizzare questi video destinati a importanti mercati europei fossero giovani talenti proprio di quei paesi, che invitiamo in Monferrato e nelle montagne dei formaggi piemontesi, al fine di fare raccontare a loro i paesaggi, le produzioni, le cantine, i caseifici e i produttori protagonisti di queste eccellenze?  Era un esperimento davvero interessante, portarli alla scoperta della nostra terra, lasciare liberi di osservare e creare i loro video, e capire così come un danese o un tedesco vede il Monferrato, le colline, le cantine e i vigneti piemontesi. Con uno sguardo diverso, vergine e originale, che sarà poi quello del consumatore potenziale straniero a cui vogliamo rivolgere la nostra promozione”.

Un progetto a cavallo tra promozione del comparto enogastronomico ed enoturistico del Piemonte e le politiche giovanili, che dimostra ancora una volta come agricoltura, turismo e attività di incentivo alla creatività e al talento giovanile possano convivere e prendere un respiro internazionale ed europeo, tra tradizione e innovazione, lavoro millenario dell’agricoltura, cultura digitale e nuovi linguaggi di comunicazione e condivisione delle nuove generazioni.

I giovani video-maker coinvolti dai diversi paesi hanno accettato la sfida di affrontare una full-immersion nel Piemonte dell’agricoltura e delle eccellenze enogastronomiche per raccontare il proprio viaggio dalle loro città di origine, nel nord Europa, fino alle cantine e ai vigneti del Monferrato, del Barbera d’Asti e del Ruchè, passando dai pascoli, alle stalle, ai laboratori di produzione nelle montagne del Castelmagno e della Toma piemontese Dop; vacche piemontesi e droni, vigne con il loro lento lavoro quotidiano e telecamere di ultima generazione.

I protagonisti del contest, accompagnati da tutor locali, dovranno creare veri e propri racconti, in stile youtube, nella loro lingua madre per raccontare ciò che vedono, e poi condividerlo con un pubblico di loro connazionali. Viaggeranno così, telecamere in spalla per vigne e valli montane, dando risalto a ciò che trovano unico e interessante di questo mondo per loro sconosciuto e nuovo. Intervisteranno i produttori del Barbera d’Asti e del Ruchè, visiteranno paesini e ristoranti di cucina tipica per scoprire gli abbinamenti con i nostri grandi rossi autoctoni.

Al termine delle giornate di riprese, di storyboard e lavoro sulla sceneggiatura, tutti i giovani videomaker si ritroveranno presso il Castello di Costigliole d’Asti, sede del Consorzio, dove sarà allestita per il progetto una vera e propria sala montaggio, dove potranno completare i documentari che verranno poi presentati al pubblico e alla giuria istituita per l’occasione, durante la sera del 31 maggio in occasione di un rinfresco a base di prodotti tipici del Monferrato. I tre lavori migliori lavori verranno premiati da una giuria composta da autori, videomaker e produttori.  In seguito i materiali verranno pubblicati sui canali Youtube dei videomaker stessi e delle scuole europee coinvolte, oltre ad essere presentati durante le missioni estere che il Consorzio ha in programma per le annualità 2019-2020 nei diversi mercati chiave coinvolti: quello tedesco, danese e svedese.

Nel progetto sono state coinvolte prestigiose istituzioni europee, quali l’antica scuola di cinema e story-telling Berghs, fondata nel 1941 e situata nel cuore di Stoccolma, che da oltre 50 anni continua a diplomare i migliori professionisti dell’industria cinematografica svedese e che ha vinto per oltre 10 volte il titolo di “migliore scuola d’Europa” alla sezione Giovani Leoni del festival di Cannes.

Molti i videomaker e i giovani artisti eccellenti coinvolti  nel progetto come il danese Andrei Osman specializzato in racconti di viaggio, premiato dal Parlamento Europeo per uno dei suoi documentari, e collaboratore di svariati enti turistici di tutta Europa;  o i tedeschi Thomas Bernecker, pluripremiato in patria per i suoi documentari, e Fabio Thieme, che ha all’attivo 7 film distribuiti in diversi paesi d’Europa e ha fondato la casa di produzione cinematrografica Serkalo.

Non mancano all’appello nemmeno i talenti italiani, come il collettivo di registi modenese composto da Ambra Vaccari, Giacomo Mesini e Ubaldo Giusti che avranno l’occasione di vivere questa esperienza di immersione nel Monferrato e nelle montagne piemontesi insieme ai loro colleghi europei.

La giuria sarà composta da:

  • Filippo Mobrici, Presidente del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato, agronomo presso la Bersano di Nizza Monferrato.
  • Roberto Arru, direttore di Assopiemonte,  l’associazione a cui aderiscono i Consorzi di Tutela dei formaggi a Denominazione di Origine Protetta esclusivamente prodotti in Piemonte.
  • Matteo Fresi, regista torinese, autore diversi cortometraggi, videoclip e documentari nonché docente del college Cinema della Scuola Holden e produttore per la casa cinematografica Epica Film.
  • Filippo Taricco, scrittore, drammaturgo, autore di diverse produzioni di successo per il Teatro Stabile di Torino, fondatore del festival Collisioni, affermatosi negli ultimi anni come uno dei più importanti eventi culturali, musicali ed enogastronomici in Piemonte e in tutta Italia.
  • Beppe Incarbona, professionista nel settore della comunicazione e della pubblicità, oltre che continuare la professione di consulente marketing in Ironika Srl, organizza e gestisce eventi aziendali e privati ed eventi formativi legati alla comunicazione e al marketing. È responsabile della comunicazione di Collisioni il Festival (Barolo), e direttore artistico de Il Teatro del Poi di Bra (Cn). Si occupa inoltre di management artistico per comici provenienti dal mondo di Zelig TV e Colorado.